L’Indice di Resa Cromatica Ra (Spesso citato con la dizione anglosassone Color Rendering Index – CRI) è un indice adimensionale che varia da 0 a 100, che descrive la capacità di una sorgente di restituire fedelmente i colori di un oggetto illuminato.
Esso è definito secondo la procedura CIE 13.3 del 1995 , ma formulato originariamente in sede CIE Commission Internazionale de l’Éclairage nel 1964, come “effetto di una sorgente luminosa sul colore apparente di un oggetto secondo consci o subconsci paragoni con il suo colore apparente sotto una sorgente luminosa di riferimento”.
Originariamente venne ideato per spingere commercialmente le lampade fluorescenti, che proprio negli anni ’60 del ‘900 iniziarono ad essere largamente diffuse sul mercato.
Si può pertanto affermare che l’ indice di resa cromatica (Ra) di una sorgente è misura sia dello spostamento cromatico reale (variazione di luminanza e cromaticità), sia dovuto all’adattamento cromatico di un oggetto illuminato da sorgenti diverse.
Esso varia in una scala da 0 a 100, dove 0 rappresenta il minimo e 100 indica il massimo di resa cromatica, generalmente alle sorgenti ad incandescenza corrisponde un Ra=100, le lampade a risparmio energetico hanno Ra=80 (circa), le sorgenti al sodio bassa pressione (quelle arancioni che si usavano negli incroci) Ra= -47.

Il metodo Ra è stato criticato in favore di misurazioni basate su modelli di apparenza dei colori, come il CIECAM02, e, per simulatori di luce diurna, l’Indice di Metamerismo CIE. Il CRI non è infatti un buon indicatore per stime visuali, in particolare per sorgenti inferiori ai 5000 kelvin.